italo calvino 1Il 19 settembre 1985 Italo Calvino muore stroncato da un ictus. Aveva 62 anni, metà dei quali trascorsi ad arricchire di genio la letteratura italiana contemporanea.

Tra settembre e ottobre del medesimo anno esce sulle pagine de “L’indice dei libri del mese” un forte e sentito scritto di Natalia Ginzburg dal titolo “Il sole e la luna”. Su quelle parole nere di lutto la scrittrice riversa il proprio dolore dovuto all’immane perdita, il ricordo di un’amicizia sempre viva e la speranza (vicina alla certezza) di un’imperitura esistenza delle sfaccettate e variopinte opere di Calvino.

«Mi riesce impossibile pensarlo morto. Non so perché, ma la morte mi sembrava quanto mai lontana dalla sua persona. Quando io l’ho conosciuto, era un ragazzo, aveva ventitré anni. M’accorgo che l’ho sempre visto come un ragazzo ».

È questa l’accorata memoria di una donna che piange la morte dell’amico di sempre, tracciandone un profilo lucido, mai abbagliato dalla piaggeria postuma, ma fedele a quell’onestà intellettuale e letteraria che aveva fatto da germoglio al reciproco affetto.

di donneCapita di rado la fortuna di trovare, nel marasma dei giovani autori, delle opere che si possano considerare mature a prescindere dall’età anagrafica di colui che le ha generate. Succede infatti (e accade spesso in un Paese in cui tutti scrivono e pochissimi leggono) di imbattersi in lavori superficiali, malamente o poco curati, immessi nel mercato in base a mere aspirazioni autoreferenziali, privi dunque di un qualsiasi obiettivo e mancanti di quel fondamentale patto con il lettore che dev’essere inscritto in ciascuna opera letteraria che possa fregiarsi di un simile titolo. Capita di rado, dicevo, eppure quando capita non rimane che accogliere l’evento a braccia aperte e con mente elastica, cercando di far propri tutti quei piccoli impegni che pagina dopo pagina l’autore ha assunto su di sé. Questo è proprio ciò che è accaduto con la lettura di un romanzo uscito di recente per i tipi della Talos Editrice, piccola e giovane realtà editoriale del cosentino. L’opera, dal titolo evocativo ‘Di donne e altre onde’ scritta dall’autrice nonché co-editrice Roberta Lagoteta, è stata presentata ieri pomeriggio, 11 aprile, su corso Numistrano a Lamezia Terme, città della scrittrice.

indexPer quanto gli uomini, raccogliendosi su un breve spazio in parecchie centinaia di migliaia, si sforzassero di snaturare quel tratto di terra su cui s’accalcavano; per quanto avessero ricacciato sotto le pietre la terra, affinché nulla ci crescesse sopra, e rinettassero qualsiasi erba ne spuntasse fuori, e affumicassero tutto di carbone e di petrolio, e mozzassero gli alberi, e allontanassero tutte le bestie e gli uccelli, la primavera era primavera anche in città”. Con queste parole Lev N. Tolstoj apre i battenti di ‘Resurrezione’, un breve quanto intenso romanzo in cui i protagonisti Dimitrij e Katjuša, Nechljudov e la Maslova, si alternano danzando un valzer esistenziale attraverso le stagioni, nel mezzo dei peccati e dei timori, rasentando il fondo della perdizione per poi risalire verso la luce della salvezza, verso una nuova Pasqua che rimane fino alla fine una lunga, quasi eterna, promessa.
L’arrivo della primavera, dunque, che caparbia e tenace spunta fuori facendosi largo tra gli aridi tentativi messi in atto dall’uomo per assopirla, coincide con un nuovo incontro e con la rinascita dei due protagonisti.

 

 

La Penisola dei Tesori Agostino PerriUna chiave di lettura per conoscere la nostra regione in rottura con la tradizione narrativa calabrese è ciò che Agostino Perri propone ai suoi lettori con il libro ‘La penisola dei tesori’, presentato ieri [21/02/2015 n.d.r.] a Lamezia Terme. Non è la regione della ‘ndrangheta quella che si dispiega pagina dopo pagina, non è la regione violentata da una politica egoista e affatto lungimirante, né quella dell’assistenzialismo preteso, bensì un territorio denso di tesori per lo più nascosti, sotterrati dalle pesanti coltri dell’oblio e dell’ignoranza.

pompei angela3Vedere Pompei, quindi la storia, come qualcosa di vivo. Questa è la chiave di lettura dell’incontro che Alberto Angelaha avuto ieri [18/02/2015 n.d.r.] con i suoi lettori a Lamezia Terme. Un evento ricco di stimoli che fin da subito ha superato le aspettative sia dell’autore che degli organizzatori.

Atteso quasi come una rockstar, in un contesto come quello del complesso museale che forse tutta quella gente insieme non l’aveva mai vista, l’autore e divulgatore scientifico non ha deluso quanti hanno sfidato l’angusta location per poter assistere alla presentazione del suo libro ‘I tre giorni di Pompei’. Gli organizzatori, nello specifico la Libreria Tavella, il Sistema Bibliotecario Lametino e l’Associazione Archeologica Lametina, di certo non avrebbero mai immaginato che l’arrivo di Angela a Lamezia avrebbe suscitato tanto scalpore. Eppure così è stato e le strette sale del museo, piene zeppe di gente pigiata in fremente attesa, sono risultate fin da subito incapaci di contenere sia l’entusiasmo che il numero dei partecipanti. Così, quando è scattato il segnale, tutti i convenuti, tra cui molti bambini e lettori non più giovani, si sono spostati a flotta verso il Teatro Grandinetti, che si è addirittura riempito in pochissimo tempo.