Lunedì, 15 Aprile 2019 16:19

Viaggio alla scoperta dei certosini di Serra San Bruno.

i solitari di dioEnzo Romeo (Siderno 1959) è capo redattore esteri e vaticanista del tg2. Ha seguito le attività e i viaggi apostolici di Giovanni Paolo II e successivamente di Benedetto XVI. Romeo conosce molto bene i monti delle Serre testimoni di molte sue gite giovanili per cui conosce da vicino la Certosa di Serra San Bruno, tanto da crearne un reportage dettagliato riportato poi nel libro edito da Rubbettino dal titolo appunto “I solitari di Dio. Separati da tutto, uniti a tutti”.

Un luogo, quello delle Serre, che per lui da giovane era inviolabile e quindi nello stesso tempo affascinante che lo incuriosisce tanto da tornarci appunto da grande per realizzare questo suo libro reportage. Ed è così che in punta di piedi e rispettando il silenzio di questi luoghi lui e la sua troupe ripercorrono la vita dei certosini di Serra San Bruno. Vivono per dieci giorni le loro abitudini dall’alba alla sera, dai momenti di preghiera allo scoprire i mestieri che questi monaci svolgono all’interno del convento. Una clausura non forzata ma una clausura voluta, dettata dal loro attaccamento a Dio e alla preghiera, al loro voler essere testimoni dell’amore di Dio attraverso il silenzio e la preghiera. È proprio il silenzio il vero linguaggio di questi solitari di Dio , un silenzio fatto solo di preghiera solitaria e comunitaria.

San Bruno, fondatore dei certosini, vive gli ultimi anni della sua vita tra i monti di Serra luogo ideale per il suo sogno di vita da eremita. Nato a Colonia in Germania intorno al 1030 da una famiglia nobile, si trasferisce ancora giovane per studiare alla scuola del Duomo di Remis in Francia. Dopo aver fondato la prima certosa, che all’epoca veniva chiamata “Cortusia”, nel Delfinato regione del versante occidentale delle Alpi a sud-ovest della Savoia, Bruno riceve una grossa prova spirituale che gli cambierà la vita. Riceve la chiamata dal vicario di Cristo, Urbano II, già suo alunno alla scuola di Remis, che lo voleva accanto a sé nella città eterna al servizio della Santa Sede. Bruno lascia quindi la vita di clausura e il silenzio della Certosa per trasferirsi nella città della Santa Sede. Accade poi che Urbano II è costretto a fuggire da Roma poiché l’imperatore tedesco Enrico IV e l’antipapa Clemente III avevano invaso i territori pontifici. Fu così che Bruno si trasferì in Calabria ritirandosi nuovamente nella sua vita solitaria dedita al silenzio e alla preghiera. Il conte Ruggero d’Altavilla avendo saputo del suo esilio solitario gli offrì un territorio in una località chiamata appunto Serre a circa 850 metri di altitudine nell’attuale Calabria centro-meridionale.

Fu proprio in questi luoghi solitari e distanti da qualsiasi distrazione che Bruno fonda l’eremo di Santa Maria per poi creare a circa 2 chilometri di distanza il monastero di Santo Stefano.

Immerso tra in silenzio e il rumore della natura, della solitudine e della vita del monastero Bruno trascorre così gli ultimi dieci anni della sua vita. Morirà in questi luoghi solitari lontani da tutto così come tanto aveva voluto in vita il 6 ottobre 1101 nella Certosa di Santo Stefano. Dopo la sua morte gli eremiti annunciarono la sua morte alla sede Apostolica e all’intera chiesa. Il monaco incaricato di portare la lettera alle varie comunità aveva con sé un rotolo di pergamena in cui erano state raccolte le memorie funebri che hanno poi tramandato importanti informazioni sulla vita spirituale di Bruno e poterne conoscere così la sua vita e la dedizione nei confronti di Dio e della preghiera solitaria e monastica.

Papa Leone X, il 9 luglio 1514 instituì il culto di San Bruno, successivamente nel 1623 Gregorio XV ne estese il culto alla chiesa universale celebrando la ricorrenza della sua morte nel giorno 6 ottobre.

“I solitari di Dio” di Enzo Romeo è un libro che documenta con minuzia di particolari la vita di questi monaci che vivono, seguendo gli insegnamenti di San Bruno, di silenzio di solitudine e di preghiera. Romeo insieme alla sua troupe ha avuto il privilegio di varcare la porta della Certosa e di vivere con questi monaci dieci giorni, per testimoniare gli aspetti più intimi e quelli mai visti prima della vita quotidiana dei monaci certosini.

I monaci certosini rompono ogni forma di legame con il mondo esterno ma questo non vuol dire vivere una vita triste e drammatica come molti di noi potremmo essere portati a pensare, soprattutto rapportandoci alla nostra frenetica e mai ferma quotidianità. Anzi loro, i monaci certosini ci tengono a sottolineare come il loro donarsi a Dio in solitudine e nel silenzio assoluto realizzino il loro progetto di vita.

In Certosa non sono presenti ovviamente mezzi di comunicazione quindi questo vuol dire niente televisione, niente radio né telefoni cellulari. L’unico a poter avere contatti con l’esterno è il priore. Le uniche e sole informazioni provenienti dal mondo esterno provengono dalla lettura dell’Osservatore Romano e dell’Avvenire.

Attraverso questi dieci giorni di esperienza nella certosa Romeo racconta la scoperta di un mondo nuovo, di uno stile di vita completamente diverso da quello vissuto nella nostra chiassosa e rumorosa quotidianità. Leggendo le pagine di questo libro sembra quasi che il lettore riesca ad isolarsi e proiettarsi in quei luoghi così solitari ma ricchi di silenzio. Un silenzio che parla, che parla della natura, della preghiera per i monaci stessi e per il mondo interno. Il loro linguaggio è il silenzio e si percepisce ad ogni capitolo del libro.

Sono in tutto 15 i monaci che vivono nella Certosa di Serra San Bruno provenienti da tutti i continenti, gente normale che prima di ricevere la chiamata a questo tipo di vita in clausura vivevano una vita da persone normali, avvocati, calciatori, impiegati, ingegneri. Generalmente ci vogliono sette anni per arrivare alla professione solenne. Durante la celebrazione il monaco scrive su una pergamena dei voti perpetui di obbedienza, stabilità e conversione dei costumi. Ciò vuol dire che il monaco è tenuto a rispettare la castità, la povertà e la fedeltà alla certosa in cui entra. La persona infatti che si accinge a compiere questo cammina non può avere meno di venti anni e più di quarantacinque, questo perché non si può essere né troppo giovani, in quanto non capaci ancora di dominare se stessi, né troppo anziani perché diventerebbe difficile adattarsi alle rigide regole della Certosa.

Scorrendo le pagine del libro si percepisce come la storia di ogni certosino sia una storia di distacco, dal mondo, dalle cose materiali, da tutto ciò che riempie le giornate frenetiche di ogni essere umano. Distacco totale anche dalle proprie famiglie e dalle proprie origini, una volta entrati nella certosa si è tutti uguali e tutti sullo stesso piano, senza nessuna distinzione. Attraverso questo distacco i monaci certosini riscoprono la pace interiore. Una delle parole chiave che si legge tra le pagine del libro ascoltando i loro racconti è “equilibrio” che unisce in sé altri due aspetti importanti per la vita di clausura ovvero l’eremitismo e il cenobitismo ovvero vita solitaria e vita in comunità. Rispettando questo stile di vita i certosini attraverso la solitudine, la preghiera, il silenzio raggiungono la purezza del cuore e l’unione con Dio. Il certosino grazie a questa scelta molto radicale della propria vita e facendosi guidare da cristo e dallo Spirito raggiunge la beatitudine che è fatta di ascesi, di donazione e di universalità. Una vita solitari quindi silenziosa dedicata tutta a Dio e alla preghiera, ed è così che il monaco eleva la sua anima incontra il Padre Celeste.

Leggendo le pagine di Enzo Romeo si percepisce chiaramente come il vero ed unico linguaggio di questi monaci sia il silenzio attraverso il quale questi riescono ad esprimere il loro messaggio meglio di mille parole. Tutto ciò che conta per loro è Dio, l’amore verso di Lui perché Lui solo è l’unico che può riempire i cuori. Immergendosi nella lettura di questo libro pagina dopo pagine sembra quasi di vivere con loro ogni momento della vita quotidiana certosina, scandita da orari stabiliti e compiti liturgici, sembra quasi che il libro accompagni il lettore in una lettura silenziosa e solitaria ma nello stesso tempo contemplativa e purificante.

“Donarsi senza aspettare nulla in cambio, questo è il nostro ideale. Perché la nostra vita vuol essere un dono d’amore e l’amore autentico è sempre gratuito”

Letto 72 volte Ultima modifica il Domenica, 13 Ottobre 2019 18:59