Mercoledì, 22 Giugno 2016 10:14

Due cicloturisti alla scoperta della Calabria, terra sconosciuta e selvaggia

ImmagineIn Italia sono molti gli uomini illustri che hanno contribuito a creare e formare la storia del nostro bel paese. Di alcuni se ne tessono lodi in modo quasi esagerato di altri se ne ricorda solo se qualcuno ne pronuncia il nome.

Il bel paese non è fatto solo di poeti, letterati, imprenditori o politici; l’Italia è fatta di gente che ha scoperto le bellezza di questa terra e le ha esaltate.

Uno di questi, forse potremmo dire il primo è Luigi Vittorio Bertarelli industriale milanese, nasce nel 1859, geologo e speleologo italiano nonché affermato conoscitore del paese e instancabile viaggiatore. Sportivo di nascita e di vocazione si distingue soprattutto nell’allora nascente ciclismo italiano. Pioniere, considerato il più importante, del turismo italiano è stato il fondatore e il principale artefice del Touring Club Italiano, oggi un’istituzione fra le più popolari in Italia. Si inizia a conoscere e a parlare di Bertarelli nel momento in cui vengono ritrovati nella Biblioteca Nazionale di Firenze due diari di viaggi ciclistici da lui effettuati in Calabria e in Sicilia poco dopo la nascita del Touring Club Ciclistico Italiano, diventato poi nei primi del novecento TCI. I due diari del ciclista vennero pubblicati sul giornale sportivo “La bicicletta” di cui ne era collaboratore.

La scoperta di questi diari ha permesso agli studiosi che se ne sono occupati di rendere a Bertarelli il ruolo di pioniere del turismo italiano, di riconoscere quindi in quest’uomo il simbolo della nascita del turismo. Sfogliando gli opuscoli di questi suoi viaggi si può vedere e vivere i cambiamenti del paese, da rurale a quasi moderno con la nascita della prima rete ferroviaria che attraversava tutta l’Italia, e anche con la realizzazione delle prime vere e proprie strade che iniziavano ed essere più comode ed erano attraversate da uno dei primi mezzi di trasporto ovvero la bicicletta e poi successivamente dalla comparsa delle prime automobili. Cambia così necessariamente anche il modo di viaggiare e quindi di esplorare terre nuove che Bertarelli farà proprio grazie all’utilizzo della bicicletta. Un mezzo che in Calabria ancora non era conosciuto tanto che attraversandola la gente del posto lo considerata uno straniero proveniente dall’America.

La bicicletta era in quel periodo il mezzo di trasporto, tra quelli esistenti, che garantiva la libertà di viaggiare senza essere legato a nessun vincolo. La buona riuscita del viaggio era appannaggio solo del viaggiatore stesso, del suo reale interesse e curiosità nell’intraprendere il percorso stabilito. La bicicletta, infatti, permetteva di conoscere a pieno e in tutta la sua bellezza il percorso scelto, liberando la mente da tutti i pensieri e memorizzando tutto solo attraverso gli occhi. Questo tipo di viaggio permetteva al viaggiatore di scoprire non solo immagini suggestive e cariche di significato ma anche e soprattutto scoprire odori, suoni, sapori, sensazioni che solo questo mezzo permette di realizzare. Bertarelli infatti diceva che “la bicicletta consente di montare tutti questi elementi in sequenza tra di loro, come in una ripresa cinematografica”. Egli racconta con minuzia di particolari tutto ciò che vede e che memorizza nella sua mente vista la mancanza di macchine fotografiche o altro. È un viaggio, quindi, che fa Bertarelli alla scoperta di una terra considerata fino ad allora inospitale e ancora selvaggia, abitata da briganti; una terra sconosciuta che faceva paura. Paesi, villaggi, borghi che non avevano nulla a che fare con lo sviluppo che si apprestavano a vivere i paesi del nord.

Il viaggio di Bertarelli si divide in cinque tappe, partendo da Reggio Calabria toccando Mileto, Soveria Mannelli, Castrovillari, Lagonegro concludendo con la tappa finale di Eboli. Dopo un lungo viaggio in treno da Milano a Reggio Calabria, Bertarelli parte macinando i primi venti chilometri che lo condurranno appunto a Mileto punto di arrivo della prima tappa. Il primo percorso offre agli occhi del ciclista le rovine di città distrutte dai terremoti del 1783 e del 1894. Quello che si mostra infatti agli occhi di Bertarelli è solo un triste ricordo di ruderi di Scilla e delle rovine dell’abbazia di Mileto e del piccolo villaggio ormai fatto solo di baracche della città di Palmi. Uno scenario che racconta la drammaticità della Calabria, terra del Sud, terra arretrata che vive di nulla e di speranza. A caratterizzare ciò sono anche e soprattutto i luoghi in cui egli sosta per riposarsi dopo le varie tappe percorse, piccole dimore, stamberghe, alberghi poco entusiasmanti.

Bertarelli attraversa così paesi sconosciuti, quasi abbandonati, minacciati a fine ottocento da malattie quali la malaria. Quello che si mostra agli occhi del ciclista era quindi uno scenario del tutto diverso dall’ambiente milanese al quale era abituato. Nello stesso tempo egli racconta di una regione che iniziava a vivere, a svilupparsi e a modernizzarsi grazie alla costruzione delle strade e delle ferrovie. Una Calabria che vedeva quest’uomo in sella ad uno strano oggetto, una biciletta mai vista prima che proprio per questo spesso considerato dalla gente del posto come un alieno. Quello che più colpisce leggendo i suoi diari è la voglia prorompente di raccontare non solo il silenzio e la diffidenza di questa terra ma soprattutto e anche la gentilezza, la compostezza e l’accoglienza della gente che vi abita.

Dopo il ritrovamento dei diari di Bertarelli furono tanti gli appassionati di ciclismo a tentare la stessa impresa. Nel libro edito dalla Rubbettino dal titolo “Luigi Vittorio Bertarelli - Roberto Giannì. Cicloturisti in Calabria due diari di viaggio"  viene riportata l’esperienza di Roberto Giannì, architetto napoletano appassionato di cicloturismo, che percorre le stesse tappe di Bertarelli partendo però da Eboli, compiendo quindi il viaggio al contrario. Un viaggio realizzato nel 2006 che ovviamente racconta di una Calabria differente rispetto al viaggio di Bertarelli di fine ottocento. Giannì ripercorrendo esattamente le stesse strade del Bertarelli rimane colpito da una Calabria interna ricca e vera rispetto ad una Calabria costiera che invece l’urbanizzazione ha completamente distrutto nel tentativo, fallito spesso, di creare turismo.

 

 

Valentina Caputo        

Letto 437 volte Ultima modifica il Mercoledì, 22 Giugno 2016 12:04