Mercoledì, 18 Maggio 2016 19:30

L’uomo ha bisogno del libro. Il libro ha bisogno dell’uomo. Viaggio tra verità occultata e censura

Il libro è lo strumento che da sempre ha dato all’uomo la possibilità di aprirsi al mondo, di conoscere il mondo, di crearsi quelle basi necessarie per poterlo interpretare. Il libro inteso come strumento di conoscenza ma anche di socialità che assume spesso una valenza etica. Etica intesa proprio come agire umano, come prassi. La lettura, infatti, è un’arte che si apprende fin da piccoli che ha permesso all’uomo di evolversi, di passare da uno stato di completo analfabetismo dei tempi passati all’alfabetizzazione oggi diventata digitale. Libro che, in quanto “oggetto” culturale che fa parte dell’uomo e della sua esperienza, vive e sopravvive ad un mondo ormai completamente digitalizzato ma che resta comunque l’oggetto più importante che l’essere umano possiede. Il libro inteso come strumento di un agire, e proprio per questo considerato come prodotto di trasmissione culturale che può essere la causa di molti cambiamenti sociali. Come sappiamo sono stati necessari millenni di storia affinché l’umanità arrivasse ad avere una cultura visibile sotto forma di libro cartaceo, visto appunto come contenitore di testi diffusi e utilizzabili. Testi scritti su carta con lo scopo di essere conservati e tramandati alle generazioni successive, proprio per far sì che la cultura possa essere riconosciuta come il più importante strumento di conoscenza.

Libro come oggetto che ha la funzione di contenere, trasmettere e conservare la cultura; un oggetto che assume forme sempre diverse nel corso delle epoche ma con un fattore in comune cioè quello di essere considerato come “valvola di sfogo” di continui cambiamenti sociali, politici, economici e culturali. Un oggetto che cambia anche nel suo aspetto fisico adattandosi in modo quasi camaleontico a queste trasformazioni. “Oggetto-libro” che spazia nei suoi usi, da oggetto di lettura attenta e di studio a oggetto di lettura per puro piacere. Un oggetto di cui l’uomo non può fare a meno in quanto presenza costante nella  propria vita. Nello stesso tempo è anche l’oggetto-libro ad aver bisogno dell’uomo per continuare a svolgere la sua funzione di comunicatore e conservatore di testi riutilizzabili sempre. Una delle figure più importanti nel panorama della cultura internazionale, George Steiner nel suo testo “I libri hanno bisogno di noi”,th steiner descrive la potenza e la forza non solo comunicativa del libro ma anche e soprattutto quella culturale. Ottantadue pagine di sentimenti, di cultura, di rivincita e di analisi di un oggetto fondamentale per la vita dell'uomo, forse tra i più importanti. Egli infatti si sofferma a ribattere su quanto questi abbiano bisogno di noi per poter continuare a sopravvivere in un mondo ormai digitalizzato e paralizzato nello schermo di uno strumento digitale. Libro che nonostante ciò, resta nella sua forma tradizionale, la più alta espressione della cultura in senso positivo e di paura per il suo forte potenziale. Pagine e pagine di testi portatori di verità che, nel corso della storia, spesse volta hanno portato al loro continuo occultamento. Ne sono appunto testimonianza la censura e quelli che venivano chiamati “i roghi dei libri”. Manoscritti bruciati con lo scopo di eliminare ciò che questi testimoniavano proprio perchè considerati scomodi, in quanto promulgatori di una forma cattiva di propaganda non solo politica ma anche culturale.

Egli infatti dice che -quelli che bruciano i libri, che mettono al bando e uccidono i poeti, sono ben consapevoli di ciò che fanno. È incalcolabile il potere indeterminato dei libri. Ed è tale proprio perché il medesimo libro, la medesima pagina può avere sui lettori gli effetti più disparati -. Considerazioni, quelle che fa Steiner, che sottolineano in poche pagine la potenza del libro, di questo strumento in grado di distruggere anche l’uomo stesso. Un oggetto di carta in grado di suscitare diverse emozioni o sensazioni in base anche al periodo e alla fase della vita in cui ci si avvicina ad esso, portando l’uomo stesso ad avere reazioni sempre diverse. Quindi possiamo dire che approcciarsi al libro è forse la cosa più difficile che esista proprio per il potenziale che può venir fuori dall’incontro di un libro con la percezione che il lettore vive. Percezioni diverse tra loro possono essere avvertire ogni qualvolta l'essere umano incontra un testo, che possono essere anche delle più disparate e di conseguenza cambiare ogni volta che un libro viene letto o riletto a distanza di tempo. Tra il libro e il lettore si instaura un rapporto intimo e personale, la lettura ci permette di accedere a tutto quel mondo circostante che dà all’uomo la possibilità di arricchire la propria esistenza. Il libro fin dal subito ha cercato di raccontare e racchiudere tra le sue pagine tante storie, di far emergere sentimenti e far provare sensazioni contrastanti che vivono nell'uomo quali amore, odio, irrazionalità, voglia di potere che hanno appunto portato nel corso della storia al quella che viene chiamata censura. Questa soluzione negativa alla quale si è arrivati per zittire un testo è dovuto proprio al fatto che il libro nella sua potenza è entrato ed entra nella coscienza dell'uomo fino a farlo cambiare.

Da questa piccola analisi si può capire come le più grandi figure storiche in campo politico abbiano sempre avuto paura del potere dei libri di insinuarsi nella mente del popolo e di creare una forma di cultura che poteva portare l'uomo a ribellarsi. Da sempre, infatti, chiunque abbia considerato il libro uno strumento negativo per il proprio potere ha cercato appunto, con ogni mezzo, di distruggerlo. Questa sorta di paura si rende tale perché le pagine di cui è composto un libro hanno degli effetti indescrivibili sulla mente umana; un libro può esaltare come provocare disgusto, può spingere l’uomo alla cattiveria come farlo diventare razionale. Ogni essere umano che si mette in contatto con un libro è portato, anche senza la propria volontà, ha cambiare in qualche modo. Per cui nonostante lo sviluppo dell’era digitale e quindi della trasformazione del libro nel moderno e-book, il libro in formato tradizionale conserverà sempre la sua forza interna. George Steiner infatti dice che – finché un testo sopravvive, da qualche parte sulla terra, anche in un silenzio ininterrotto, è sempre capace di risuscitare- e di stimolare la coscienza umana.

th storia di una ladra di libriLa più grave forma di distruzione della cultura libraria è stata appunto, come abbiamo accenanto prima, il rogo dei libri che avvenne durante il periodo nazista nella Germania di Hitler. Il 10 maggio 1933 rappresenta la data storica di quello che potremmo definire l'atto più inquietante e simbolico di questo pensiero con la messa al rogo di circa 25.000 volumi ritenuti "antitedeschi". Un racconto emerso anche dalle pagine di un romanza spettacolare e reale di Markus Zusak "Storia di una ladra di libri" dal quale è stato tratto l'omonimo film. Una trama avvincente che racconta la distruzione e l'annientamento di libri nella Opernplatz di Berlino con un enorme falò. Ma emerge forte nella trama del libro e ancora di più nelle immagini del film l'amore smisurato per questo oggetto fino ad allora sconosciuto di una ragazzina, la protagonista, che diventa quasi una piccola "ladra di libri" appunto. Il fenomeno del rogo dei libri si pone al culmine di una pratica di censura che ha attraversato i secoli dell'età classica fino ai giorni nostri. Censura come imbavagliamento di idee, pensieri che non sono in linea con la corrente di pensiero e il modo comune di pensare di un popolo, di una comunità, di un regime. Fenomeno che può essere reso tale solo attraverso l'eliminazione fisica dei libri.  Quello che accade nella Opernplatz di Berlino riporta alla mente una serie di roghi di libri avvenuti anche in altri paesi come quello della Biblioteca di Alessandria d’Egitto all’epoca di Cesare, in cui vennero cancellati i tre quarti della letteratura greca. L’unica differenza sostanziali e importante è che per quanto riguarda il rogo imposto dal regime nazista è importante sottolineare che la maggior parte delle opere vennero poi ripubblicate all’estero e quindi finirono nuovamente nelle librerie e nelle biblioteche della Germania post-nazista. Ciò che tocca profondamente fu la gravità del gesto in sé di bruciare e quindi eliminare ogni traccia, non solo della cultura, ma anche l’eliminazione del libro in quanto oggetto materiale. C’è una frase molto famosa di Heinrich Heine del 1817 quando fu dato alle fiamme il Codice Napoleonico e altre opere nella quale egli affermava: “Lì dove i libri bruciano si finisce col bruciare anche gli uomini”.

 

 

 

 

    Valentina Caputo

 




Letto 316 volte Ultima modifica il Lunedì, 23 Maggio 2016 08:30