Lunedì, 09 Maggio 2016 11:45

Uomini, donne, bambini, anziani. Viaggio reale nelle vite dei clandestini di Maria Pace Ottieri

copertina OttieriImmigrazione, un fenomeno che da anni ormai fa parte di noi, della nostra quotidianità, impregnata nella nostra cultura, del nostro paese da Nord a Sud. Un termine che evoca tanti e variegati significati, che tendono purtroppo oggi ad essere associati a qualcosa di negativo e di denigratorio. Un fenomeno che ci tocca da vicino, non solo attualmente, come vediamo dalle notizie quotidiane dei giornali e dei telegiornali, ma un’immigrazione che ci riporta al passato. Non dobbiamo e non possiamo infatti dimenticare che anche i nostri antenati, i nostri nonni in epoche passate sono stati degli “emigrati” in terre nuove, straniere e sconosciute. Ieri e oggi, immigrati ed emigrati che hanno in comune la speranza di crearsi un futuro per loro e per le generazioni successive. Emigrati in terre lontane dalla propria, sconosciute con usi e costumi diverse, lingue difficili da imparare. Si fuggiva in passato dalla miseria e dalla povertà per rifarsi una vita e per costruire un futuro migliore; cosa che come ben sappiano sta succedendo anche oggi; vite umane che fuggono dalle loro terre martoriate da continue lotte religiose e civili, abbandonando i loro paese, le loro famiglie nonché le loro stesse radici. Siberiani, libanesi, sudafricani, albanesi, marocchini, uomini che abbandonando tutto per una vita migliore a che spesso la perdono nelle lunghe tratte via mare, stipati in migliaia su piccole imbarcazioni di fortuna o su gommoni fatiscenti, sfidando la furia del mare che non sempre lascia scampo. Uomini, donne, bambini e anziani che una volta sbarcati, per chi ha la fortuna i arrivare sulla terra ferma, diventano numeri, statistiche. Sembra quasi di ritornare al passato, al periodo nazista in cui i dissidenti del regime venivano marchiati a vivo da un numero stampato sulla pelle. Non esistono più i campi di concentramento ma esistono oggi case di accoglienza, centri di raccolta per immigrati. Da Lampedusa alla Sicilia, dalla Calabria alla Puglia fino al confine dell’Italia stessa, sono solo alcuni degli esempi in cui sono stati allestiti campi di raccolta per gli immigrati per poterli accogliere e poter così avviare le varie documentazioni necessarie per partire. Dietro a tutto ciò si celano ovviamente problemi burocratici, amministrativi nonché giudiziari.

Giovani vite che pur di fuggine dalla situazione disastrosa in cui vivono nei loro paesi sono disposti a pagare milioni di euro per un viaggio senza speranza, senza sapere neppure in quale terra arrivare. Biglietti di viaggio pagati con i soldi dei risparmi di una vita che gente senza scrupoli fa pagare per le tratte via mare difficili da superare. Esseri umani con storie alle spalle, storie di vita, di cultura, di religione, che raccontano un dolore forte che si esaurisce nella speranza di trovare un luogo tranquillo. Viaggiatori senza approdo fisso ma con la speranza di arrivare in un porto sicuro.

“Quando sei nato non puoi più nasconderti”è un testo forte, intriso di realtà, ricco di contenuti nel quale Maria Pace Ottieri, giornalista e scrittrice milanese, ripercorre i tanti viaggi degli immigrati presenti nei vai centri di accoglienza ormai pieni, da Nord a Sud fino al confine meridionale dell’Italia. Un diario per raccogliere e raccontare storie di vita che altrimenti sarebbero rimaste nell’oblio, annegate nel mare più profondo nei loro lunghi viaggi. Storie vere raccolte dalla viva testimonianza di persone umane, non solo di chi è accolto nei centri ma anche di tanta gente che accoglie, volontari e non, sacerdoti, missionari che si prodigano nell’aiutare gente comune. Poche pagine ma intense, un testo che fa riflettere molto e che cattura l’attenzione del lettore mantenendolo incollato alle pagine, con una scrittura fluida e dettagliata quasi da far immaginare visivamente nella testa del lettore tutto ciò che gli occhi dell’autrice hanno osservato. Da questo testo Marco Tullio Giordana ha tratto l’omonimo film che racconta appunto il dramma dell’immigrazione.

Un racconto quello di Maria Pace Ottieri che parte da Lampedusa che è diventata ormai il simbolo di questo fenomeno migratorio. Il primo punto di arrivo, il primo porto dal quale ripartire, il primo spiraglio di luce e di speranza. In migliaia arrivano sulle nostre coste, ma dai racconti emersi dalle varie testimonianze raccolte dall’autrice emerge come sia forte la loro voglia di non restare in Italia ma di raggiungere paese più a nord dell’Europa che, secondo loro, potrebbero offrirgli più opportunità lavorative. Scrive così l’autrice in un passo del libro: “Chi è persuaso che il nostro paese sia una meta ambita dai poveri del mondo e trae da questa convinzione un confuso sentimento di gelosia e lusinga, si ricreda: non c’è alcuna premeditazione, le nostre coste sono solo il primo lembo d’Europa che capita a tiro, l’orlo di un asciugamano afferrato da una mano alla cieca”. Dietro al flusso migratorio di uomini si cela come sappiamo un fenomeno ancora più potente che è quello dei trafficanti, cioè di coloro che creano un vero e proprio lavoro nel trasporto di immigrati. Immigrati che diventano clandestini, senza documenti, senza segni di riconoscimento; uomini e donne che diventano “merci”. È questo che viene fuori continuando la lettura del testo della Ottieri, immigrati che, stipati in tir e nascosti tra le merci trasportate, passano i confini per arrivare in paesi dove vendono la propria forza a lavoro a meno di cinque euro l’ora, diventando raccoglitori di frutta e verdura nei campi, operai nelle imprese edili. Nella seconda parte del libro la scrittrice ci porta tra i palazzi a ringhiera della sua città, Milano. Palazzi antichi che devono alle sponde dei Navigli che devono essere abbattuti per dar spazio a nuovi edifici moderni. Edifici dentro ai quali nel frattempo si nascondono diversi individui, donne uomini bambini. Con l’aiuto di un volontario prima e sola poi inizia così a conoscere gli abitanti fantasma di questi luoghi, riuscendo a farsi raccontare le loro storie, scoprendo così come Milano, la bella e ricca città della moda e del lusso, sia in realtà un luogo dove “si addensano colonie di clandestini invisibili a chi non sa che ci sono”. Ed è così che l’autrice stessa in modo quasi silenzioso, cauto attento ci fa vedere, attraverso i suoi occhi, la vita nascosta degli immigrati.

 

Valentina Caputo

Letto 474 volte Ultima modifica il Giovedì, 19 Maggio 2016 10:08