Martedì, 03 Maggio 2016 10:25

Feste e cocktails ne "I divini mondani" di Ottiero Ottieri

Ottiero Ottieri è l’autore autobiografico per eccellenza, definito spesso come lo “scrittore delle fabbriche” in quanto vi è la difficoltà di riuscire ad inserirlo in una determinata categoria letteraria. È uno di quegli scrittori che nasce e cresce nel periodo delle grandi guerre che sconvolsero l’Europa e il mondo; egli infatti scrive in pieno dopoguerra dovendosi per questo scontrare con gli ambienti ostili di una letteratura chiusa, contro l’arte pura e contro le grandi èlite che iniziano a dare l’avvio ad una nuova realtà sociale.

In questo contesto si può collocare “I divini mondani”, un racconto dettagliato e sottile di una società ricca, sfarzosa, fatta di continue feste ed inviti a cocktails importanti. “Si vedevano da presso, come ingranditi attraverso una lente, i quattro cristalli per ciascun commensale, le tre forchette, i piatti d’argento, la bianca tovaglia pesante e arabescata, i portacenere d’argento per ciascun commensale, i toast, i portatoast, il burro in conchiglie d’argento” .

È proprio questo il filo conduttore dell’intreccio di vita del protagonista del racconto, Orazio che vive in pieno fermento questo futile scorrete di feste e banchetti e battute di caccia, spostandosi con disinvoltura e facilità da Londra a Milano senza avere un punto fisso e stabile. Una vita effimera quella di Orazio, quasi irreale; lui industriale nel settore dei sanitari che cerca di introdurre l’uso del bidet anche in Gran Bretagna. Un uomo che vive, attraverso la penna di Ottiero, una quotidianità quasi senza impegno come se tutto fosse dovuto e tutto fosse naturale, come preparare una lista di invitati importanti per la sua festa a base di pregiato champagne e di donne con le quali vivere non un vero amore ma solo avventure erotiche. Tutte donne che rappresentano lo specchio di Orazio stesso, donne dedite al vivere bene e al vivere in ricchezza, come Mildred e Pamela le due donne principali che compaiono nel testo. Amori, feste, battute di caccia e fughe dalla realtà che Ottiero descrive attraverso l’uso di dialoghi quasi surreali, basati molto su una sorta di umorismo che sembra quasi trasformarsi in satira in alcuni tratti. Dialoghi che nel contempo appaiono brillanti, seduttivi quasi reali, dialoghi fatti di conversazioni telefoniche bizzarre che cercano di superare una noia e un appiattimento della scena. Tutto ciò ha come sfondo un’Italia che si prepara a vivere gli anni delle contestazioni studentesche e degli scioperi nelle fabbriche; sciopero che compare anche nel libro ma con un chiave di lettura del tutto diversa rispetto a quella dell’epoca vissuta. Questo susseguirsi di eventi infatti non scalfisce il mondo di Orazio che continua a vivere la sua vita di feste, di liste di invitati prestigiosi e appartenenti all’alta società, di elicotteri privati e di sciate nelle località più in voga tra le buone famiglie, continuando così la sua rituale e ossessiva vita effimera.

 


Valentina Caputo

 

 

 

Letto 442 volte Ultima modifica il Lunedì, 09 Maggio 2016 10:40