italo calvino 1Il 19 settembre 1985 Italo Calvino muore stroncato da un ictus. Aveva 62 anni, metà dei quali trascorsi ad arricchire di genio la letteratura italiana contemporanea.

Tra settembre e ottobre del medesimo anno esce sulle pagine de “L’indice dei libri del mese” un forte e sentito scritto di Natalia Ginzburg dal titolo “Il sole e la luna”. Su quelle parole nere di lutto la scrittrice riversa il proprio dolore dovuto all’immane perdita, il ricordo di un’amicizia sempre viva e la speranza (vicina alla certezza) di un’imperitura esistenza delle sfaccettate e variopinte opere di Calvino.

«Mi riesce impossibile pensarlo morto. Non so perché, ma la morte mi sembrava quanto mai lontana dalla sua persona. Quando io l’ho conosciuto, era un ragazzo, aveva ventitré anni. M’accorgo che l’ho sempre visto come un ragazzo ».

È questa l’accorata memoria di una donna che piange la morte dell’amico di sempre, tracciandone un profilo lucido, mai abbagliato dalla piaggeria postuma, ma fedele a quell’onestà intellettuale e letteraria che aveva fatto da germoglio al reciproco affetto.

libri al rogo Il libro è lo strumento che da sempre ha dato all’uomo la possibilità di aprirsi al mondo, di conoscere il mondo, di crearsi quelle basi necessarie per poterlo interpretare. Il libro inteso come strumento di conoscenza ma anche di socialità che assume spesso una valenza etica. Etica intesa proprio come agire umano, come prassi. La lettura, infatti, è un’arte che si apprende fin da piccoli che ha permesso all’uomo di evolversi, di passare da uno stato di completo analfabetismo dei tempi passati all’alfabetizzazione oggi diventata digitale. Libro che, in quanto “oggetto” culturale che fa parte dell’uomo e della sua esperienza, vive e sopravvive ad un mondo ormai completamente digitalizzato ma che resta comunque l’oggetto più importante che l’essere umano possiede. Il libro inteso come strumento di un agire, e proprio per questo considerato come prodotto di trasmissione culturale che può essere la causa di molti cambiamenti sociali. Come sappiamo sono stati necessari millenni di storia affinché l’umanità arrivasse ad avere una cultura visibile sotto forma di libro cartaceo, visto appunto come contenitore di testi diffusi e utilizzabili.Testi scritti su carta con lo scopo di essere conservati e tramandati alle generazioni successive, proprio per far sì che la cultura possa essere riconosciuta come il più importante strumento di conoscenza.Libro come oggetto che ha la funzione di contenere, trasmettere e conservare la cultura; un oggetto che assume forme sempre diverse nel corso delle epoche ma con un fattore in comune cioè quello di essere considerato come “valvola di sfogo” di continui cambiamenti sociali, politici, economici e culturali.

copertina OttieriImmigrazione, un fenomeno che da anni ormai fa parte di noi, della nostra quotidianità, impregnata nella nostra cultura, del nostro paese da Nord a Sud. Un termine che evoca tanti e variegati significati, che tendono purtroppo oggi ad essere associati a qualcosa di negativo e di denigratorio. Un fenomeno che ci tocca da vicino, non solo attualmente, come vediamo dalle notizie quotidiane dei giornali e dei telegiornali, ma un’immigrazione che ci riporta al passato. Non dobbiamo e non possiamo infatti dimenticare che anche i nostri antenati, i nostri nonni in epoche passate sono stati degli “emigrati” in terre nuove, straniere e sconosciute. Ieri e oggi, immigrati ed emigrati che hanno in comune la speranza di crearsi un futuro per loro e per le generazioni successive. Emigrati in terre lontane dalla propria, sconosciute con usi e costumi diverse, lingue difficili da imparare. Si fuggiva in passato dalla miseria e dalla povertà per rifarsi una vita e per costruire un futuro migliore; cosa che come ben sappiano sta succedendo anche oggi; vite umane che fuggono dalle loro terre martoriate da continue lotte religiose e civili, abbandonando i loro paese, le loro famiglie nonché le loro stesse radici. Siberiani, libanesi, sudafricani, albanesi, marocchini, uomini che abbandonando tutto per una vita migliore a che spesso la perdono nelle lunghe tratte via mare, stipati in migliaia su piccole imbarcazioni di fortuna o su gommoni fatiscenti, sfidando la furia del mare che non sempre lascia scampo. Uomini, donne, bambini e anziani che una volta sbarcati, per chi ha la fortuna i arrivare sulla terra ferma, diventano numeri, statistiche.

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