copertina OttieriImmigrazione, un fenomeno che da anni ormai fa parte di noi, della nostra quotidianità, impregnata nella nostra cultura, del nostro paese da Nord a Sud. Un termine che evoca tanti e variegati significati, che tendono purtroppo oggi ad essere associati a qualcosa di negativo e di denigratorio. Un fenomeno che ci tocca da vicino, non solo attualmente, come vediamo dalle notizie quotidiane dei giornali e dei telegiornali, ma un’immigrazione che ci riporta al passato. Non dobbiamo e non possiamo infatti dimenticare che anche i nostri antenati, i nostri nonni in epoche passate sono stati degli “emigrati” in terre nuove, straniere e sconosciute. Ieri e oggi, immigrati ed emigrati che hanno in comune la speranza di crearsi un futuro per loro e per le generazioni successive. Emigrati in terre lontane dalla propria, sconosciute con usi e costumi diverse, lingue difficili da imparare. Si fuggiva in passato dalla miseria e dalla povertà per rifarsi una vita e per costruire un futuro migliore; cosa che come ben sappiano sta succedendo anche oggi; vite umane che fuggono dalle loro terre martoriate da continue lotte religiose e civili, abbandonando i loro paese, le loro famiglie nonché le loro stesse radici. Siberiani, libanesi, sudafricani, albanesi, marocchini, uomini che abbandonando tutto per una vita migliore a che spesso la perdono nelle lunghe tratte via mare, stipati in migliaia su piccole imbarcazioni di fortuna o su gommoni fatiscenti, sfidando la furia del mare che non sempre lascia scampo. Uomini, donne, bambini e anziani che una volta sbarcati, per chi ha la fortuna i arrivare sulla terra ferma, diventano numeri, statistiche.

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